Huawei Backdoor

Bloomberg: Vodafone trova una backdoor nei dispositivi Huawei

Qualche giorno fa, il 30 aprile, Bloomberg annuncia che Vodafone Italia ha individuato delle backdoor negli apparati Huawei utilizzati nelle reti di telefonia fissa.

In realtà “la scoperta” si riferisce a episodi che risalgono al 2011 e al 2012 e sono stati prontamente risolti dalla casa cinese, su richiesta di Vodafone stessa.

I problemi software avrebbero potuto permettere di accedere a milioni di dati, da parte di Huawei oppure di qualche malintenzionato ben informato.

Vodafone Italia assicura che nessuna fuga di dati è avvenuta e nessuno è rimasto coinvolto dal problema.

Secondo BBC, il problema è nato con Telnet, il protocollo che normalmente viene usato per ragioni di debugging e assistenza remota, nel quale un servizio di debug era rimasto attivo.

Sembra infatti che succeda (troppo) spesso che software utilizzati per ragioni di debug rimangano installati dopo che gli apparecchi raggiungono il grande pubblico; di contro sembra anche che le compagnie siano più che mai attente ai dati in loro gestione.

Dopo le critiche del presidente americano Trump e le sue esortazioni a non fornirsi da produttori cinesi per reti di comunicazione nel momento in cui in tutto il mondo si stanno costruendo le reti cellulari 5g e la competizione tra i fornitori hardware è altissima, la notizia ha il sapore retrò di una spy story anni ’70, in piena guerra fredda.

A far correre la fantasia ci pensa la realtà: proprio in questi giorni Putin ha firmato la legge che prevede l’isolamento della Russia da Internet in qualsiasi momento. Si prevede la costruzione entro pochi mesi di una rete sovrana, RUNet, che sarà pienamente operativa entro il 2021.