News

usb-delle-meraviglie

USB 4: la presa delle meraviglie

Chi non si è mai sentito frustrato dalle connessioni USB alzi la mano: type A, Type B, C, mini, midi… basta!

L’USB Implementers Forum, l’organizzazione che si occupa di diffondere l’uso della USB e deciderne le specifiche tecniche, con l’annuncio ufficiale della specifiche sulla versione 4 del 29 agosto 2019 informa che verranno utilizzati solamente i connettori di tipo C, quelli ovali usati oggi dagli smartphone più recenti, dai Mac e dai PC più evoluti.

La notizia è ancora più ghiotta per gli utenti perché i connettori saranno non solo retrocompatibili, ma includeranno le specifiche Thunderbolt 3, facendo di fatto la USB 4 lo standard di collegamento per qualunque periferica, recente o meno.

Altissima velocità – USB 4 sarà otto volte più veloce di USB 3, arrivando ad una velocità massima di 40 Gbits/sec – uniformità e compatibilità le parole d’ordine.

Thunderbolt infatti nasce come interfaccia “generalista” basata sul progetto Light Peak di Intel, sviluppata in collaborazione con Apple, che ha via via incluso specifiche e standard per i più disparati tipi di collegamento.

Inizialmente combinazione di Firewire, PCI-e e DisplayPort, da cui mutuava la presa originale, includeva fin dalla prima versione il supporto per monitor/audio/connessioni USB-like (DisplayPort nasce proprio per armonizzare VGA, DVI, HDMI aggiungendo segnali audio e USB) complementandone il collegamento con hard disk veloci, connessioni di rete e schede grafiche esterne (grazie alla PCI-e).

L’ottimizzazione dell’interfaccia ha portato all’attuale Thunderbolt 3, cambiando la porta a USB C, in grado di gestire contemporaneamente 4 periferiche PCI-e, 8 DisplayPort 1.2 e USB 3.1 fino a 10Gb/s.

Potremo tutti collegare ad una singola porta USB due display 4k in simultanea oppure un 5k*, hard disk velocissimi e contemporaneamente stampanti, mouse, telefoni…

La spinta decisiva è venuta da Intel che nel maggio 2017 annunciò il passaggio della licenza Thunderbolt da pagamento a gratuita.

Finalmente la USB diventerà quel collegamento Universale come fu pensato alle sue origini.

USB è infatti l’acronimo di Universal Serial Bus: collegamento di tipo seriale universale, traducendo in maccheronico.

*Al momento questa possibilità è riservata ai MacBook Pro che implementano le specifiche proprietarie Apple almeno del 2016.

Maxi furto Informatico: Hacker rubano 500 milioni di dollari in criptovalute

Tokyo, 29 gennaio 2018 – Un attacco hacker ha fatto sparire dalla piattaforma di scambio Coincheck 58 miliardi di yen (pari a 530 milioni di dollari) in monete virtuali. 

Il massiccio attacco hacker è avvenuto nella giornata di venerdì, quando i tecnici del sito Coincheck, uno dei più rinomati in Asia e in Giappone, hanno rilevato un accesso non autorizzato al sistema informatico. Successivamente la società ha cercato di limitare i depositi ed i prelievi della moneta virtuale NEM (la decima più grande criptovaluta per capitalizzazione di mercato globale) e di svariate altre monte virtuali. Non sono state rubate tutte le monte ma solo quelle custodite in quello che comunemente viene chiamato hot wallet “portafoglio caldo “, un archivio di valuta digitale connesso a Internet che permette una gestione più rapida e agevole ma sicuramente più hackerabile. Le valute invece conservate negli archivi offline “cold wallet”, come i Bitcoin, non hanno subito alcun attacco.

La piattaforma di scambio Coincheck ha dichiarato di non essere ancora a conoscenza delle modalità che hanno permesso agli hacker di rubare la criptovaluta.

Dopo la divulgazione della notizia il valore della moneta virtuale NEM, presente sui portali di scambio internazionali dal 2015, è crollato del 15 percento. Nel corso di una conferenza stampa, il presidente della piattaforma giapponese, Koichiro Wada, si è ripetutamente scusato per l’accaduto e ha annunciato che utilizzerà le proprie risorse per restituire l’equivalente in yen dell’investimento iniziale dei clienti poiché, che con molta probabilità, la criptovaluta sottratta dagli hacker sarà irrecuperabile. 

L’attacco hacker ricorda quello che nel 2014 ha permesso il furto di 400 milioni di dollari in Bitcoin ai danni un altro exchange nipponico, MtGox, che successivamente ha dovuto dichiarare bancarotta. Gli analisti stanno analizzando ora i probabili sviluppi per l’exchange Coincheck nella speranza che il suo destino sia diverso da quello di MtGox.

Il tuo pc potrebbe gestire bitcoin senza che tu lo sappia

Alcuni siti web di videostreaming installano sul tuo pc , senza il tuo consenso, software per gestire criptovalute: praticamente, “regalate” soldi e potenza di calcolo inconsapevolmente.

La pubblicità sfacciata e l’utilizzo non autorizzato dei propri dati personali sono probabilmente per l’utente finale le forme di guadagno online più moleste. Purtroppo a breve dovremmo abituarci anche a questa pratica frequente che permette la vampirizzazione del nostro pc da parte di app e siti: l’utilizzo del (nostro) computer, di nascosto, per “gestire criptomoneta” (e non solo “bitcoin”).

Alcuni siti web di video streaming, in base a quanto riportato dal giornale Guardian, avrebbero misteriosamente utilizzato la potenza di calcolo del computer per minare la criptovaluta Monero, moneta diversa dai bitcoin, la cui estrazione può essere effettuata con una normale CPU poiché non richiede uno specifico processore.

PARASSITISMO   Minare le criptomonete come il bitcoin comporta un’attività molto gravosa in termini energetici perché implica l’esecuzione di svariati e complessi calcoli matematici per controllare la correttezza di tutte le transazioni compromettendo la velocità del device.  Per completare queste transazioni è necessaria una notevole potenza di calcolo: ogni operazione in bitcoin richiede infatti l’energia elettrica indispensabile a far funzionare simultaneamente 36.000 bollitori.

SENZA AVVERTIRE. Gli utenti avrebbero scaricato il software per l’attività di mining durante il download del player per i video senza rendersi conto. Non è raro che un sito web viene accusato di cryptojacking (cioè utilizzare i computer di qualcun altro a sua insaputa per insidiare bitcoin,). Era già accaduto, nel settembre scorso, col sito di videostreaming Pirate Bay, che si era difeso indicando nell’attività una nuova metodologia, alternativa alla pubblicità, per sovvenzionarsi. Ma è successo anche con provider wifi gratuito in Argentina.

BISOGNA ABITUARSI? Potrebbe essere che in futuro, come riporta un articolo su The Conversation,app e siti potrebbero utilizzare sempre più frequentemente al cryptojacking per ottenere introiti. Con alcuni tipi di criptovalute, l’attività di mining può essere effettuata da pool (gruppi) di più pc, ognuno dei quali controlla una piccola sezione di transazioni. A un pc oggetto di cryptojacking quindi potrebbero essere utilizzati solo alcuni secondi di potenza “rubata”.

COME PROTEGGERSI. Un modo per tutelarsi potrebbe essere quello d’informare gli utenti finali dell’installazione dei sw per il mining, in modo che possano decidere consapevolmente. In alternativa, è possibile provare a bloccarli attraverso un ad-blocker, come se fossero annunci pubblicitari.

Intel AMT: bastano pochi attimi per violare la sicurezza

Con il nuovo anno arriva una nuova gatta da pelare per Intel in ambito sicurezza.

Una nuova debolezza sulla sicurezza di Active Management Technology, rivelano i ricercatori di F-Secure , con il firmware di gestione che consentirebbe a qualsiasi persona che possa avere accesso fisico al PC di guadagnare i permessi di accesso remoto permanentemente. Questa vulnerabilità è all’interno del firmware Intel AMT, tecnologia installata su milioni di sistemi.

Secondo Intel la ‘colpa’ è da riferire ai produttori dei sistemi in commercio, e quindi non della stessa Intel, per non aver protetto in maniera corretta ed appropriata la configurazione di AMT all’interno dei menu di settaggio del BIOS. Intel ha avuto dei problemi con AMT a maggio 2017, per una falla del firmware, corretta lo scorso novembre e inviando la patch ai produttori hardware. Ma la più recente vulnerabilità sulla sicurezza è però stata scoperta da Harry Sintonen (F-Secure) a luglio, e rivelata negli scorsi giorni in un nuovo report, sul sito ufficiale.

Non si tratta proprio di un bug, ma di una feature che può aprire le porte ad un attacco di terze parti. Sfruttando questa funzionalità la sicurezza dei PC aventi Intel AMT può essere compromessa in pochi attimi da chiunque abbia accesso al PC, aggirando la password di sicurezza del BIOS, i numeri di autenticazione di Trusted Platform Module e anche le password di crittografia dei dischi  Bitlocker. Basta riavviare il sistema, entrare quindi nel menu di configurazione del BIOS selezionando Management Engine BIOS Extension (MEBx).

Nel caso che quest’ultima funzionalità non fosse configurata precedentemente dall’utente,  l’aggressore è in grado accedere alle impostazioni di configurazione banalmente utilizzando la password di default ‘admin’. Dopo questa operazione è possibile quindi modificare la password, abilitare l’accesso remoto e configurare il firmware.

Come tutti gli attacchi che richiedono accesso fisico al sistema la pericolosità è ridotta, anche se la breve tempistica necessaria per atturalo potrebbe essere nelle mani anche di utenti senza grandi competenze.

Intel non ha tante colpe in merito ad ogni modo: lo scorso mese ha pubblicato delle linee guida sulle best practice da seguire per la configurazione di AMT così da impedire aggressioni di questo tipo e garantirne la sicurezza.

IoT fondamentale per il 70% dei retailer

Grazie al sondaggio “2017 Retail Vision Study” commissionato da Zebra Technologies, che ha studiato i nuovi trend tecnologici che stanno delineando il futuro della grande distribuzione e che stanno rinnovando la modalità di acquisto; è emerso che,  entro il 2021, le smart technology doteranno i retailer con nuovi livelli di velocità, convenienza e personalizzazione.

Lo studio ha svelato che sette su dieci dei decision-maker interpellati è preparato al cambiamento e ad accogliere l’Internet of Things (IoT).

Il 65% annuncia di voler investire, entro il 2021, in tecnologie destinate alla gestione della localizzazione dei prodotti all’interno del  punto vendita e ad automatizzare la gestione dell’intero inventario.

L’aumento crescente dello shopping online costringerà i rivenditori, per fidelizzare i clienti, a fornire livelli di convenienza come mai successo prima. Infatti, entro il 2021, il 65% dei retailer prevede intraprendere innovativi servizi di spedizione, come la consegna a casa, sul luogo di lavoro e addirittura alle automobili parcheggiate. Inoltre, quasi l’80% dei rivenditori potrà adattare la visita del negozio per il singolo cliente, alla luce del fatto che la maggior parte di loro saprà quando effettivamente un cliente sarà nel negozio. Tutto ciò sarà possibile grazie alle tecnologie come la micro-locationing, che permette ai retailer di procurarsi statistiche dei clienti e dati più precisi.

 

Oltre a tutto ciò, i rivenditori stanno provando a creare una customer experience priva d’interruzioni, il 78% che afferma che è molto importante, o addirittura d’ importanza cruciale, integrare le esperienze in-store con quelle e-commerce.

Per sveltire la fila alla cassa, i retailer stanno pianificando di investire in chioschi interattivi, tablet e dispositivi mobili, in modo da aumentare le diverse modalità di pagamentoEntro il 2021, l’87% dei retailer adopererà i dispositivi di  mobile point of sale (MPOS), dando la possibilità a tutti, all’interno del negozio, di scansionare e di accettare i pagamenti con i bancomat e le carte di credito.

Anche la gestione dei big data, oltre all’IoT , è considerata importante, se non addirittura fondamentale, per tutte le svariate operazioni (73% degli intervistati)

Il 75% dei rivenditori, entro il 2021, si aspetta di investire in statistiche predittive e software analytic per la prevenzione delle perdite e l’ottimizzazione dei prezzi, congiuntamente a video ed informazioni fotografiche in modo da migliorare globalmente la customer experience.

Il 57% dei retailer è convinto che l’automazione configurerà il settore entro il 2021, aiutando i commercianti a monitorare l’inventario, a preparare e spedire gli ordini, a controllare lo stato delle giacenze in negozio aiutando così i clienti a trovare più facilmente i prodotti.

Secondo gli intervistati nella zona Emea la fonte più comune di insoddisfazione da parte dei clienti è l’esaurimento di un articolo (53%), la disponibilità dello medesimo prodotto in un altro punto vendita ad un prezzo inferiore (46%) e il non trovare il prodotto desiderato (40%). I rivenditori perciò, grazie all’automazione, ai sensori e ad analytics stanno progettando di rimpostare la catena di rifornimento con la visibilità in real time .

Mentre per il 2021, il 92% dei rivenditori prevede di offrire un servizio Click & Collect, all’incirca il doppio rispetto al 50% odierno.

In Europa attualmente, il 36% dei retailer è in grado di sapere quando specifici clienti si spostano internamente al negozio, ma entro il 2021 questa percentuale è destinata a raddoppiare.

Sap e General Electric si alleano: IoT industriale

L’accordo annunciato in questi giorni tra  General Electric e Sap guarda all’ IoT industriale .

Riguarda un intesa tecnologica che vede le due aziende condividere l’una la propria Sap Hana Cloud Platform e l’altra il proprio sistema operativo Predix, la piattaforma per la raccolta di tutti i dati dalle macchine industriali, a cui si aggiungono anche diversi elementi di collaborazione nell’ambito dell’asset management.

Industrial IoT:  si comincia da oil & gas

Il primo settore selezionato verso il quale General Electric e  Sap orienteranno i propri sforzi comuni è quello dell’oil and gas: infatti l’idea è quella di condividere le informazioni e i dati lungo le filiere di tutti i processi, una visione definita da entrambe le aziende “Things to Outcome”, cioè “dalle cose ai risultati”.
Entrambe le società fanno parte dell’Industrial Internet Consortium (IIC), la rete internazionale di università e di aziende , che s’impegna a coordinare e fissare le tecnologie abilitanti dell’Industrial Internet e le priorità in tutti i settori, incluso il manufacturing.
Ricordiamo fra l’altro che nel mese di luglio su Predix, General Electric ha stipulato una importante collaborazione con Microsoft, in modo da utilizzare Azure per l’abilitazione in cloud della piattaforma. L’accordo con Sap sarebbe dunque complementare a quello esistente con Microsoft.

Download fino a 5 Gbps col Modem 5G Snapdragon X50

5G-1024x482

Si chiama Snapdragon X50 il modem 5G presentato da Qualcomm, i primi modelli saranno realizzati a metà del 2017 e disponibili all’inizio del 2018. Il banco di prova per questa nuova tecnologia in 5G, sarà durante le Olimpiadi Invernali del 2018 che si terranno in Corea del Sud.

Progettato per lavorare in principio solo a onde millimetriche il modem consente la Carrier Aggregation 8×100 MHz, che permetterà l’accesso a 800 MHz invece degli attuali 80 MHz del modem LTE Snapdragon X16. Tutta questa larghezza di banda extra dovrebbe garantire una velocità teorica di download fino a 5 Gbps.

Purtroppo l’uso di lunghezze d’onda elevate ha un lato negativo, ossia la loro limitata espansione e copertura. Qualcomm ha il proposito di limitare questi problemi usando tante piccole antenne Multiple-Input Multiple-Output e tecnologie adaptive beamforming ebeam tracking, avvalendosi principalmente del rimbalzo del segnale sulle superfici per aumentare cosi la copertura e aggirare angoli e ostacoli. Secondo Qualcomm, grazie alle dimensioni inferiori, è possibile usare un insieme di 16, 24 o 32 antenne 5G al posto di un’antenna 4G.

Il modem 5G di Qualcomm sarà abbinato a due nuovi ricetrasmettitori a onda millimetrica SDR051 e un chip di gestione energetica PMX50 per supportare soluzioni wireless fisse o futuri dispositivi mobile.

Siccome supporta solo frequenze in onda millimetrica, il modem deve essere abbinato a un chip LTE supplementare per garantire voce e upload dati, e per consentire a seconda della copertura il passaggio senza problemi tra reti 4G e 5G. In sostanza il modem non sarà integrato in un chip Qualcomm e quindi i primi terminali 5G potrebbero avere due modem per la connettività.

Ovviamente l’obiettivo finale di Qualcomm è quello di integrare il modem 5G direttamente nei processori Snapdragon e consentire quindi un passaggio naturale tra le varie tecnologie di rete. Chiaramente prima per arrivare a quel punto e quindi considerare le reti 5G come soluzioni di riferimento ci sarà molta strada da fare.

Buon compleanno WEB

 

Il 23 agosto 1991 è una data storica, Il WWW (world wide web) fu messo a disposizione di tutti coloro che avevano accesso ad internet.

Il padre fondatore del web, colui che lo ha concepito e ideato é Tim Berners-Lee, uno scienziato britannico che lavorava al CERN, (il laboratorio europeo di ricerca sulla fisica e sull’universo di Ginevra).

Il web è stato originariamente concepito e sviluppato per accontentare la domanda di automatico scambio di informazioni tra gli scienziati delle università e istituti di tutto il mondo.

Il primo sito web al CERN, e nel mondo, è stato dedicato al World Wide Web project. Il sito descrive le caratteristiche di base del web, come accedere ai documenti e come impostare il proprio server. La pagina è tutt’ora disponibile sul sito del CERN:

http://line-mode.cern.ch/www/hypertext/WWW/TheProject.html 

Leggere questa pagina è come fare un tuffo nel passato fatto di terminali a fosfori verdi ed editor di quei tempi.

Ma è stato il 9 dicembre 1991 che Al Gore, all’epoca senatore Usa, emanò l‘HPCA, High-performance Computing Act, la legge che portò, tra l’altro, alla diffusione di internet alle masse togliendo il diritto esclusivo al mondo universitario e militare.

In poche parole se quest’anno festeggiamo i 25 anni di web alla portata di tutti dobbiamo sicuramente ringraziare il suo inventore Tim Berners-Lee e il Gore bills per la sua diffusione.